Page 9 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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regime, è pragmatico, oserei dire che è laico, ricerca le cose buone del regime, ne
apprezza soprattutto la dinamicità, il decisionismo, il senso del fare per cambiare, per
migliorare.
In tutto questo don Rocca tira fuori tutta la sua cultura imprenditoriale. Per lui è
fondamentale avere una visione, un credo, definire un progetto, realizzare il programma.
In don Rocca l‟azione prevale sulle chiacchiere, anzi era solito essere di poche parole,
anche nelle prediche, sempre brevi coincise, dove terminava dicendo:
a buon intenditor
poche parole
.
Ma tutto questo si basava, però, su una
solida vocazione sacerdotale,
anzi molto di più.
Lui che era benestante, che aveva ricevuto tanti talenti, che aveva una cultura generale
solida, conoscenze in diversi campi professionali, cultura imprenditoriale, grande rete di
relazioni, voleva spendere tutte le sue energie in terra di missione.
Don Rocca voleva fare il missionario nel Pime; e solo per via della sua salute questo
non gli fu possibile, ma rimase in lui l‟amore e l‟attenzione per i missionari per i quali,
anni dopo, volle e costruì, quasi del tutto a sue spese, la casa di Rogo.
Don Rocca a Esino
Don Rocca arrivò quindi a Esino ben munito e con solide relazioni. Altre due persone
della famiglia ebbero un ruolo importante nella sua vita e nei suoi progetti: il padre,
Gaspare, imprenditore e lo zio don Ambrogio Rocca, allora Parroco di Senago, figura
altrettanto grande in quel paese dell‟hinterland milanese. Don Ambrogio Rocca aveva
già celebrato il suo XXV di sacerdozio e a Senago aveva costruito la nuova chiesa e fatto
tante opere di bene.
Il modello di sacerdozio che aveva in testa don Rocca ci fa capire che non si sarebbe
accontentato di dare solo del
cibo spirituale al suo gregge
ma si sarebbe, altresì,
preoccupato anche di
quello materiale
e il tutto condotto con
grande direzione di
governo
.
A Esino, don Rocca trovò una situazione difficile e in uno stato di abbandono: la
gestione della Parrocchia era degradata, era stata lasciata andare. Soprattutto la parte
riguardante i
legati
si trovava in gran disordine e parte di essi erano tenuti in una
cassaforte della canonica anziché essere depositati in Curia.
I fabbricieri non avevano molta fiducia della Curia e ci volle tutta la pazienza e la
credibilità di don Rocca per rimettere in ordine tutto. In poco tempo sistemò tutti i
legati
,
recuperò vecchi
legati
che non erano stati versati, convinse i fabbricieri a portare tutti i
documenti in Curia e si fece accompagnare dagli stessi, per rassicurarli dove andavano a
finire i versamenti dei Parrocchiani che poi dovevano produrre quegli interessi finanziari
necessari per sostenere la Parrocchia.
In breve tempo don Rocca recuperò la fiducia dei Parrocchiani e sistemò l‟ordinaria
gestione.
Il padre, a sue spese, rimodernò la canonica che si trovava in uno stato abbastanza
pietoso.