Page 8 - Conferenza su don Rocca

This is a SEO version of Conferenza su don Rocca. Click here to view full version

« Previous Page Table of Contents Next Page »
Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
8
e con grande buon senso; per le cose più complicate avrebbe provveduto direttamente il
Papa, promettendo tutto il suo consiglio ma soprattutto il suo appoggio.
Fu così che, per superare le incertezze di mons. Tosi, Pio XI formulò l‟inconsueta
proposta comando: “
Tu devi sostituirmi, perché così sono sicuro di mandare a Milano,
non un altro uomo ma me stesso
”. L‟affermazione è forte e nel frattempo chiara e i fatti
confermano l‟espressione di molti che il Papa “
l’era un mezz arcivescov de Milan”.
Il Papa, per le cose complicate, governò da Roma anche la diocesi di Milano. Lo stesso
Cardinale, che non considerò mai l‟intervento del Pontefice una prevaricazione, lo
accolse, di fatto, come l‟aiuto di un padre verso un figlio bisognoso, e riportò in una sua
lettera che
il Santo Padre s’interessava di questa, di quella Parrocchia, persona,
associazione, in proposito di vertenze a cui
intendeva applicare la sua mano
. Tale mano
fu ancora più incisiva, dal 1926, attraverso l‟intermediazione del visitatore apostolico.
Sorprendente è un altro fatto, nelle carte del Cardinal Tosi: lo stesso Cardinale racconta
che il papa era dotato di una sorprendente memoria e usando una frase consueta del
Pontefice diceva:
il ricordo di fatti, cose, persone, circostanze….il S. Padre l’aveva
pronto come se si fosse trattato di affare di qualche giorno prima, e su questi ricordi
così precisi interveniva in quelle vertenze a cui intendeva applicare la sua mano.
E per noi la sorpresa sta in un telegramma, inviato dal S. Padre a don Rocca, il 27 luglio
del 1935, per mezzo del Cardinale Pacelli, in occasione della giornata Geologica
Alpinistica di Esino, dove il Pontefice, con nostra grande sorpresa, usa esattamente la
formula riportata dal Cardinal Tosi.
La Parrocchia di Esino, la gente di Esino, i fatti, le circostanze e tanti ricordi erano nel
cuore e nella mente del Papa che aveva trascorso a Esino tanti giorni delle sue vacanze e
il busto sulla facciata della Chiesa Parrocchiale ne ricorda la memoria.
E tornando a noi, forse, non è del tutto sbagliato supporre che nella scelta di don Rocca
la mano e la mente del Cardinal Tosi siano state guidate dal Sommo Pontefice.
In ogni caso, don Rocca, come abbiamo già detto, al tempo della sua nomina non era un
pretino sprovveduto, ma un uomo con grande competenza imprenditoriale; sapeva di
tutto, uno dei migliori docenti della cattedra ambulante di agricoltura, già Cavaliere della
Corona, uomo di relazioni e con un particolare rapporto con l‟allora prefetto di Como,
Sua Eccellenza Maggioni.
Don Rocca, all‟epoca della sua nomina, aveva inoltre numerosi e ottimi contatti con
molti monsignori della Curia, spesso mediati e agevolati dallo zio don Ambrogio,
Parroco di Senago. E‟ facile quindi supporre che don Rocca arrivò a Esino, con un
mandato forte da parte dei suoi Superiori, mandato che affrontò con un suo progetto ben
definito, grande, innovativo, provocatorio, ambizioso, ricco di un piano di pastorali
molto coraggiose per quel periodo.
Di certo non aveva solo il progetto di studiare i fiori e i sassi. L‟interesse per la
botanica, pur essendo una passione affrontata con tanta professionalità, non era la
passione più importante. Il progetto che aveva in testa poggiava su una personale e
peculiare visione del mondo, della vita, della realtà del paese, del particolare momento
storico. E su quest‟ultimo aspetto, direi che non si pone specifici vincoli: è devoto al