Page 6 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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Si scontravano in quel periodo le due posizioni politiche predominanti: quella clericale e
quindi vicina alla Chiesa e quella anticlericale, e spesso tutto ciò avveniva con toni aspri
e duri anche sui giornali locali dell‟epoca.
Il Parroco più battagliero e più combattuto fu sicuramente don Tranquillino Fondra,
compagno di studi di Achille Ratti, il futuro pontefice Pio XI. Con don Ratti, quando
costui era prefetto dell‟Ambrosiana, intrattenne ottimi rapporti e lo ospitò spesso in
canonica accompagnandolo, abitualmente, nelle sue escursioni sulla Grigna.
Don Fondra resse la Parrocchia per trenta anni avvalendosi della collaborazione del
fratello coadiutore don Clemente. Fu proprio in quel periodo che si provvide all‟ultimo
ingrandimento della chiesa con la costruzione della nuova facciata. Fu anche in quel
periodo che si ebbero aspri dissapori con la banda musicale al punto che dovette
occuparsene anche il Cardinal Ferrari, il quale chiese, addirittura, d‟intervenire ai
carabinieri perché facessero da pacieri. Ma evidentemente i rancori e i dissidi erano
troppo radicati, al punto che i due fratelli preti, don Tranquillino e don Clemente Fondra,
a seguito dell‟ennesima disobbedienza della banda, dovettero abbandonare la Parrocchia
nel 1915, in modo rocambolesco, interrompendo un funerale! La questione della banda
probabilmente era solo un pretesto, poiché il vero attrito era con il direttivo del corpo
musicale che rappresentava anche l‟autorità pubblica di Esino Inferiore. Naturalmente,
di don Fondra e soprattutto del fratello, si parlò male a lungo ma don Rocca lo riabilitò e
le carte degli archivi confermano le buone cose fatte anche da questo parroco. A seguito
dell‟abbandono di don Fondra fu mandato, con urgenza, a Esino don Vergottini, prete
buono e umile che si fece ben volere dalla popolazione, ma sicuramente non capace di
reggere le sorti di una Parrocchia non facile, come appunto era quella di Esino. E,
purtroppo, neppure la salute era dalla sua parte, e la morte lo colse ancora giovane. Fu
sostituito da don Abramo Maroni, parroco per soli due anni, ma comunque sufficienti
perché i giovani di allora ne avessero un buon ricordo. In effetti, era un uomo di ampie
vedute e si accorse delle oggettive difficoltà di costruire un‟unica comunità attorno alla
stessa Parrocchia, essendo la chiesa troppo distante dal paese. Sondò la possibilità di
risolvere alla radice il problema proponendo la costruzione di una nuova chiesa più
vicina ai due abitati, ma le due amministrazioni comunali non vollero. Don Abramo
chiese presto di essere trasferito ad altra sede e venne nominato un nuovo parroco don
Gerardo Rutta che, però, rifiutò l‟incarico.
Esino appariva, dunque, una prova difficile per un prete. Diversi altri sacerdoti
coadiutori della Parrocchia furono osteggiati, impediti o fatti allontanare. E di questo
scrive don Rocca in una delle sue tante lettere al cardinal Schuster.
Il rifiuto di don Rutta, parroco semplicemente nominato, confermò alla Curia di Milano
che la
curapia
di Esino era considerata come una delle più difficili e meno desiderabili;
don Rocca, sempre in un suo documento, scrive ”
ed è solo per i paterni incoraggiamenti
del compianto defunto Cardinale Eugenio Tosi, Arcivescovo di Milano che io
acconsentì
a venirvi come Parroco”.
Di tutto ciò ne era ovviamente informato il prevosto di Perledo
che in tutte queste questioni tenne sempre un profilo basso, e mons. Maini, avvocato
generale della Curia, frequentatore di Esino, in buoni rapporti con don Rocca, e spesso