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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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promozione della cultura agricola. Queste attività furono particolarmente sostenute dalla
diocesi e probabilmente don Rocca ne fu il più esperto esecutore.
Occorre però evidenziare un fatto di grande importanza rimasto sconosciuto, che ci fa
capire molto di don Rocca e di come intendesse il suo apostolato.
Ci viene in aiuto uno studio e una successiva pubblicazione che don Rocca fece nel 1920
e che ebbe per titolo
L’agitazione dei contadini milanesi e comaschi
edito dalla
Federazione interprovinciale leghe dei contadini di Milano e Como.
Si tratta di un
libro bianco
che aiuta a comprendere e superare le gravi difficoltà in cui
vivevano i contadini del milanese e del comasco nell‟organizzarsi in federazioni per far
fronte a un più corretto rapporto con i proprietari terrieri. Non si tratta di un libro di
stampo sindacale, bensì di un trattato tecnico scientifico che aiuta a comprendere le
giuste ragioni di entrambe le parti e soprattutto individua, con grande pragmatismo,
soluzioni pratiche e innovative da implementare subito, per far fronte agli enormi
problemi che avevano causato gravi tensioni sociali.
Questo libro bianco di don Rocca ebbe un successo notevole e si capisce subito dalla
prefazione dell‟on. Achille Grandi che ne illustra il grande interesse anche da parte del
Governo di allora. L‟argomento meriterebbe uno studio a parte.
E‟ indubbio che con questo lavoro, il pretino brianzolo, assunse visibilità non
indifferente presso le autorità di quell‟epoca, con le quali, è certo, seppe mantenere
sempre degli intensi, cordiali e proficui rapporti.
E‟ importante, poi, osservare che quando don Rocca giunse a Esino, la sua figura non
poteva passare inosservata avendo, in precedenza, ricevuto il titolo onorifico di
Cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia
(con decreto redatto a Roma il 17/9/1925).
Ci risulta, ancora, che questa nomina fu fatta su proposta dell‟allora
prefetto di Como
Maggioni,
uno dei prefetti più importanti del regime, in ottimi rapporti con don Rocca e
che diventerà, qualche anno più tardi, prefetto di Firenze. Nelle carte rinvenute negli
archivi di Stato, contrariamente alle altre pratiche sullo stesso argomento, non è stato
trovato nulla che argomentasse la motivazione di tale onorificenza, ma unicamente la
disposizione del Prefetto, in prima persona, nel chiederne il rilascio. Si è, dunque, per
quanto riguarda questa onorificenza, nel campo delle ipotesi, seppur realistiche ma pur
sempre ipotesi. Da molti documenti si evince di questo importante rapporto personale
esistente tra don Rocca e il prefetto Maggioni; dove e come fosse nato questo rapporto,
ancora, non è dato di sapere; si conosce invece che doveva trattarsi di un rapporto di
grande stima e di fiducia reciproca, tale da far assegnare a don Rocca, da parte del
prefetto, alcuni
incarichi delicati,
e tutto questo prima della sua venuta a Esino. Quali
fossero stati questi incarichi, don Rocca, non ne parla mai; la questione dei contadini
dell‟alto milanese e del comasco potrebbe essere stato un buon argomento di
riconoscimento, così come l‟impegno per le cattedre di agricoltura. Sappiamo anche di
una questione importante tra la Curia di Milano e il prefetto di Como, riguardante
l‟associazione cattolica maschile. Fu un argomento delicato, sicuramente con non poco
attrito tra le due autorità religiose e civili e si può supporre, per via delle facili relazioni
curiali, che don Rocca, anche per l‟intenso rapporto personale con il Prefetto, abbia