Page 3 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
3
Per ora ci accontentiamo, con i limiti temporali e di approfondimento, di non far perdere
il ricordo di don Rocca, di rievocarlo a noi che lo abbiamo conosciuto e di parlarne per
chi non l‟ha conosciuto, soprattutto le giovani generazioni. E questo lo facciamo in
modo tale che, superata la curiosità e piacevolezza dei fatti raccontati, si possano trovare
nei suoi insegnamenti pastorali utili spunti per vivere la nostra vita e i nostri progetti, in
questi nostri tempi.
Termino questa premessa rilevando il valore formativo e educativo di questa “memoria”:
lo faccio citando padre David Turoldo.
“… Oggi abbiamo giovani senza ricordi: giovani
astorici. Generazioni rapinate del dono della memoria; perciò incapaci, o inadatte, a
credere perfino in un loro definitivo avvenire. Non sanno nulla del passato, nulla sanno
del futuro. Così rischiano d’essere alla mercé del cinismo o almeno
dell’indifferenza…”
Allora, se sarò all‟altezza di rendervi questa memoria, per scoprire il suo valore
educativo, per renderci attuali gli insegnamenti che vengono dall‟opera di don Rocca,
bisogna cercare di cogliere quanto vi racconterò in un unico sguardo d‟insieme. Solo in
una visione di sintesi i fatti, gli episodi, le opere raggiungeranno pienamente il loro
significato, il loro valore, la loro capacità educativa.
La vita
Don Giovanni Battista Rocca era figlio di una famiglia d‟imprenditori benestanti della
Brianza che ebbe altre due vocazioni religiose. Questa genesi ambientale condizionerà
tutta la sua vita.
Nacque a Rovagnate, nel 1891, frequentò il liceo a Vercelli, dove la famiglia era
residente per ragioni di lavoro, fece gli studi teologici a Milano e fu ordinato sacerdote il
3 maggio 1915 dal Cardinal Ferrari, e celebrò la sua prima messa nella chiesa
Parrocchiale di Senago dov‟era Parroco suo zio, don Ambrogio Rocca.
Della sua vocazione si conosce poco, certamente ha seguito un percorso diverso da
quelli più ricorrenti in quel periodo. Deduciamo, con buona ragionevolezza, che volesse
farsi missionario nella congregazione del PIME, ma che ragioni riconducibili alla
cagionevole salute lo sconsigliarono fortemente. Anche questa informazione è quanto
mai preziosa per comprendere fino in fondo la vita e le opere di questo sacerdote.
Prestò il servizio militare prima a Bologna e poi presso la seconda compagnia di sanità
di Milano nella guerra 15-18. Nel periodo bellico si riacutizzò una malattia polmonare di
cui soffriva sin da giovane, e tale fu la patologia da determinarne poi il riconoscimento
d‟invalido di guerra.
Fu coadiutore a Malgrate dal 1921 al 1927, e già lì ebbe modo di esprimere la sua
intelligenza sia in chiesa sia nelle opere sociali. Di quel periodo, del suo ruolo di
coadiutore, si conosce pochissimo, ma si suppone che all‟esercizio delle sue funzioni di
sacerdote, abbia associato, per le sue alte competenze in materia, un ruolo molto
importante: rendere operative le
Cattedre ambulanti di agricoltura
. In effetti, si
trattava di una positiva collaborazione tra Chiesa milanese e Stato per iniziative di