Page 27 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
27
Nei primissimi anni „60 si ammalò seriamente e si temette per la sua vita. Smise di
celebrare la messa la domenica, e l‟Arcivescovo lo autorizzò a celebrare in casa. Si
riprese un po‟ ma ormai non era più il don Rocca di un tempo e iniziò a tirare il bilancio
della sua vita. Lo fece sempre a modo suo, con piccoli scritti disseminati in tutto
l‟archivio, a futura memoria. Don Rocca non voleva che delle cose e dei fatti se ne
parlasse subito; lasciava le memorie in archivio, ed è da pensare che sperasse che
qualcuno le leggesse e divulgasse. Personalmente penso di adempiere anche un suo
desiderio.
Nel 1962, minato nella salute fisica e nel morale, scrive alcune considerazioni dolorose.
Afferma che è stato un anno nero dove tutto è crollato e vede questo crollo come un
castigo di Dio che l‟ha lasciato in vita solo per vedere la fine di tutte le sue opere.
Questo scritto, in parte drammatico, va interpretato alla luce delle sue condizioni fisiche
e morali. A ben vedere, in una personalità di tal fatta, ingegnosa e imprenditiva, e
sempre in tensione, il declino fisico abbatteva drasticamente la sua forza interiore:
assieme al crollo fisico declinava, in parallelo, il suo morale e da quel momento
cominciò a vedere tutto nero. Fa un bilancio abbastanza dettagliato ma, stranamente
incompleto, dove dice:
è crollata la mia scuola di arazzeria, mio primo vanto,
è crollata la casa dei missionari, non come costruzione ma come mia opera,
è crollato il beneficio Parrocchiale come mio lavoro di benemerenza,
è crollata la mia salute fisica e morale e non sono che una larva disprezzata,
è crollato il museo da vivente in museo morto.
E continua dicendo:
il museo è stato il mio hobby terziario, prima le case, secondo gli
arazzi, terzo il museo. Cominciato nel 1934 con la visita del prof. Julius Pia di Vienna e
inaugurato solennemente dal prof. Nangeroni nel 1946
….a questo punto lo scritto
s‟interrompe.
Non mi è dato di sapere se terminò lì o se non si sono ritrovati ancora gli altri fogli.
Chiudo questa conferenza, e tante cose ancora vorrei dire, ma il tempo non ci aiuta.
Allora, un‟ultima annotazione potrà accompagnarci e la personalità di don Rocca potrà
sorprenderci ancora una volta. Il nostro Parroco di quei decenni, nonostante fosse uomo
di poche parole,
era anche un novelliere
, scrivendo simpatiche storielle e firmandosi
con diversi pseudonimi. Le riporterò, spero in una degna pubblicazione, ma qui vorrei
dire, a proposito di romanzi per ragazzi, che ho nella memoria, sempre vivo il ricordo di
don Rocca, la domenica prima di essere ricoverato all‟ospedale di Bellano dove da lì a
pochi giorni morì. Ero a casa sua per vedere la TV dei ragazzi che trasmetteva le
avventure di Robinson Crusoe; don Rocca, seduto nella sua solita poltrona, mi raccontò
di quel romanzo e del suo autore, ma ebbe la sensibilità di interrompersi sui contenuti
delle puntate che non erano ancora state trasmesse.
Io rimasi colpito che il Parroco sapesse anche di queste cose. Ma allora non conoscevo
don Rocca come lo conosco oggi.