Page 26 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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Ferruccio grande amante dello sci convinse il padre a fare l‟investimento per il primo
impianto di risalita al Cainallo. Don Rocca ha nel sangue la vocazione imprenditoriale
che continua a usare per praticare le sue pastorali e percepisce la possibilità che anche a
Esino si possa promuovere un turismo dello stesso livello di Barzio. Costituisce
una
società per azioni, la Seggiovie del Grignone
, di cui è presidente. Siamo nel 1951,
coinvolge l‟ing. Badoni di Lecco, altri industriali, si rivolge per il sostegno politico ed
economico anche al senatore Falk. Il grande progetto è di costruire una seggiovia Esino-
Cainallo e poi Cainallo-Moncodeno-Capanna Monza. Il comm. Gilera dovrebbe essere
uno dei maggiori azionisti; il progetto non decolla subito e la morte repentina del figlio
Ferruccio chiude definitivamente l‟iniziativa.
Diede di nuovo impulso alla Scuola di Arazzeria e furono di quegli anni le produzioni
delle opere più importanti e i maggiori riconoscimenti con ben sei medaglie d‟oro. Uno
degli arazzi più di valore, se non il più importante, fu sicuramente la
Tonnara
, opera
realizzata su un bozzetto di Aligi Sassu, in circa sette mesi d‟intenso lavoro nel 1954 ed
esposta alla Triennale di Milano. Oggi, di questa iniziativa conosciamo parecchi
particolari ma l‟opera rimase invenduta. Così come non decollò l‟opportunità di arredare
con gli arazzi esinesi gli ampi saloni dei primi transatlantici che collegavano l‟Italia con
gli Stati Uniti. Ci fu la produzione di un solo pezzo per la nave Leonardo da Vinci, e poi
la società che si occupava degli arredi delle navi, per conto della Compagnia di
Navigazione di Genova, scelse altre soluzioni. C‟è da dire che la questione non fu del
tutto trasparente e don Rocca, che ebbe la percezione di qualche torbido intrigo, scrisse
una terribile lettera al direttore generale della Compagnia non ricevendone alcuna
risposta.
Nonostante le numerose iniziative del Parroco e le molteplici conoscenze e relazioni con
artisti, galleristi, uomini d‟affari e politici, la Scuola degli Arazzi non riuscì a sostenersi
economicamente come avrebbe richiesto un‟iniziativa imprenditoriale. Beneficiò di
qualche sporadico contributo pubblico, si tentò di diffondere l‟iniziativa anche a Cantù,
dove mandò qualche arazziera a insegnare l‟arte, ma tutto crollò a seguito di contenziosi
con la Pubblica Amministrazione che contestò la mancanza dei versamenti contributivi e
impose sanzioni pesanti al Parroco. Sicuramente
prevalse una rigida
interpretazione
burocratica
delle autorità del tempo, anziché la visione strategica di sostenere
un‟attività artigianale artistica, la prima in Italia in quel settore, che avrebbe potuto
conseguire un grande successo. La conferma di ciò la troviamo nella storia dell‟arazzeria
Scassa di Asti.
Verso la fine degli anni 50, con l‟incremento delle presenze turistiche in paese, si
determinò un grande sviluppo edilizio con la costruzione di nuove case per la
villeggiatura. Don Rocca riprese a pensare all‟opportunità di una nuova chiesa da
costruire in paese
per far fronte alla necessità di tante messe, in modo che fossero
celebrate in vicinanza delle abitazioni.
Individuò, per l‟edificazione,
l‟area della
Bataniga,
costatando che in quella zona si stava sviluppando il nuovo paese. Fece
predisporre una prima bozza di progetto, ma la salute non lo sostenne più e si accorse
che ormai le forze stavano venendo meno.