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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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conseguenze. Potevano essere facili ostaggi da utilizzare, forse cambiando il corso della
storia ma don Rocca mostrò tutta la sua autorevolezza.
Convocò, infatti, il comandante Poletti, lo informò della vicenda, dicendo che ne era a
conoscenza solo il Gilera e gli chiese di tenere lontani i partigiani dalla zona e di farsi
carico dell‟incolumità degli ospiti fino alla fine della loro permanenza in paese. Poletti si
mostrò all‟altezza di quella delicatissima e pericolosissima situazione e informò
immediatamente della richiesta il comandante locale dei partigiani e, congiuntamente,
disposero per l‟incolumità della signora Orsola e dei bambini. Nessuno seppe di questa
permanenza fino a quando gli ospiti, dopo due mesi, lasciarono nella più assoluta
tranquillità il paese. Di tutto ciò ne fu informato solo mons. Maini della Curia. E‟
sorprendente come don Rocca riuscì a servirsi dei partigiani per garantire l‟incolumità
alla nuora e ai nipoti di Mussolini! E‟ commovente come ne parla poi in una lettera al
Cardinal Schuster, dove con la sua semplicità dice che in fin dei conti si è trattato di fare
della carità cristiana e che tutto sommato anche i partigiani erano dei buoni cristiani.
Questa continua capacità di guardare oltre i brevi orizzonti di quei pur tragici momenti,
conferma
la pastorale della carità
di quest‟umile e grande prete dove ogni gesto, pur
richiesto di coraggio, decisione e sacrificio, nel segreto della sua coscienza è sempre
stato un atto di solidarietà e di carità verso i fratelli sofferenti. E ciò avvenne anche dopo
il 25 aprile del „45, dove non esitò ad aiutare “
gli altri”, i nuovi ricercati, i perseguitati, i
braccati.
L‟episodio dell‟ospitalità offerta ai nipoti di Mussolini, ebbe come conseguenza, di
salvare la vita a don Rocca. Nel rastrellamento del 31 ottobre e 3 novembre del 1944, fu
arrestato un partigiano di Esino, condotto nel campo di prigionia di Bolzano e da lì
trasferito a Mathausen dove poi morì. Al giovane fu trovato addosso un biglietto
indirizzato a un certo Vittore, nome in codice del Parroco; i fascisti stavano per arrestare
tutti i Vittore del paese, allorchè don Rocca si fece avanti e coraggiosamente disse:
io
sono Vittore
. Lo arrestarono e lo condussero al comando di Barzio, dove fu interrogato;
rischiò la condanna a morte, con il plotone di esecuzione già pronto. Venne, però,
salvato quando mostrò una
lettera di ringraziamento del segretario particolare del
duce
per l‟alto servizio reso nell‟ospitare nuora e nipoti. Fu la sua salvezza. La carità
cristiana al di sopra di ogni fazione.
Dell‟episodio racconta anche don Piero Oriani nella sua testimonianza in occasione del
XXL anniversario della Liberazione.
E furono molti gli episodi che videro don Rocca coinvolto in situazioni complesse,
rischiose, dalle quali seppe uscire, non solo con il grande coraggio e la serenità di chi in
fin dei conti si muoveva ispirato solo dalla carità cristiana, ma anche con una certa dote
di spregiudicatezza che lo stesso Parroco, per le sue alte doti intellettuali, si poteva
permettere. Quante volte imbrogliò l‟avversario approfittando del fatto che sapeva
mettere in soggezione i suoi interlocutori.
Alcuni fatti sono da lui stesso raccontati con
serenità e con una vena di umorismo. Naturalmente i nomi delle persone e dei luoghi
sono contorti o inventati, non corrispondono alla realtà per ovvie ragioni di circostanza
o di tempo, ciò nonostante, i fatti raccontati corrispondono a verità e a situazioni