Page 23 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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rispettive contrapposizioni per evitare tragedie. Nell‟ottobre del „43, improvvisamente,
giunsero a Esino alcune centinaia di soldati tedeschi, armatissimi, alla ricerca di
partisaner
che però ancora non c‟erano. Fecero quaranta ostaggi, in maggioranza
sfollati, che condussero a Bellano, a piedi, avvertendo il Parroco che, se un solo soldato
tedesco fosse stato ucciso, i quaranta ostaggi sarebbero stati fucilati. Gli uomini e i
giovani del paese al primo allarme si erano nascosti sui monti e il Parroco con l‟aiuto di
staffette di donne e di
ragazze
riuscì a dare tutte le istruzioni del caso. Dopo due giorni
d‟inutili ricerche i tedeschi se ne andarono, solo dopo una dichiarazione d‟impegno
sottoscritta dallo stesso Parroco, non essendoci più in paese alcuna autorità civile. Pur
con molte sparatorie tutti uscirono illesi e si suonarono le campane per lo scampato
pericolo. Nel maggio del 1944 comparvero le prime formazioni partigiane armate, e si
rifugiarono nelle baite dei monti sul versante ovest del Grignone facendo di Esino il
luogo di supporto strategico. Nel successivo giugno cominciarono le scaramucce tra i
partigiani e i fascisti di Bellano e Mandello, e per tre mesi vi furono dei seri pericoli.
La notte del 18 luglio del 44, in uno scontro al Cainallo tra fascisti e partigiani rimase
ucciso il giovane fascista Berni Adelmo di 18 anni, modenese. Portato a Esino, su un
traino
, il Parroco fece preparare una camera ardente in un‟aula scolastica, e poi nella
notte, per evitare uno scontro che sarebbe stato dolorosissimo, dovette far la spola per
calmare i fascisti asserragliati in Comune e i partigiani scesi nei pressi del paese. E lo
evitò anche il giorno seguente quando i fascisti salirono al Cainallo per incendiare e
distruggere il rifugio, le baite e il roccolo. Fu quella l‟unica rappresaglia. Del fatto del
Cainallo ne racconta direttamente don Rocca
negli episodi della Resistenza
.
La Questura di Como, nel contempo, ebbe presto la certezza che anche a Esino si
nascondessero dei partigiani e volle la resa degli stessi garantendone l‟incolumità. Delle
promesse dei fascisti don Rocca non si fidava, ma il rischio che si stava correndo era la
distruzione del paese se non si fossero consegnati tutti i partigiani con le rispettive armi.
Solo pochi giorni prima avevano distrutto quaranta case a Piona. A don Rocca non restò
che attivare l‟enorme rete di relazioni di cui godeva e la capacità di convincere gli uni e
gli altri delle avverse fazioni, pur con tutti i gravi rischi del caso. In questa circostanza lo
aiutò una donna, soprannominata Valchiria, ospite a Esino e in buone e affettuose
relazioni con il comandante tedesco di Como. Costui fece pressioni sul Questore e fu
concordata la consegna dei partigiani a fronte di una concreta e reale promessa
d‟incolumità. Don Rocca andò a Como con venti giovani sbandati, taluni tirati giù dal
letto,
e nella pericolosa spedizione si fece accompagnare dal Commendator Gilera e
dal Nasazzi Pepana
. La missione, in effetti, pur con una felice conclusione nonostante le
protezioni promesse, fu ad alto rischio e tutti passarono una gran butta giornata.
Nello stesso periodo, erano nascosti a Esino presso la colonia del Pime, che ospitava gli
sfollati dalla città,
la nuora di Mussolini, Orsola Buvoli, moglie di Vittorio,
con i figli
Guido e Adria
. Giunsero quassù accompagnati da Monzeglio, il famoso calciatore, sotto
la protezione di don Rocca. Ciò avvenne per merito di comuni amici e conoscenti che si
fecero carico di proteggere e salvare questa famiglia da un arresto con drammatiche