Page 21 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
21
La guerra
E venne ancora una volta la guerra. Non si erano sopiti i ricordi del precedente conflitto
che già si stava profilando un nuovo e molto più drammatico periodo. I giovani venivano
chiamati alle armi ed anche chi aveva già qualche anno in più, fu richiamato di nuovo. Il
Parroco fu la guida e il riferimento in ogni dramma. La sua particolare venerazione alla
Madonna lo portò a organizzare tante novene perché erano l‟unico modo per lenire le
angosce.
La preghiera fu l’antidoto principale alla sofferenza.
Nel frattempo però don Rocca si accorse che stava precipitando anche l‟economia e, da
buon amministratore, capì che anche la Curia non era all‟altezza di gestire
adeguatamente i titoli impegnati, necessari per garantire il sostegno economico alle
parrocchie.
Già nel 1939, don Rocca chiede alla Curia di poter utilizzare 60.000 lire in titoli per
costruire altre due case e fa presente che l‟investimento in case è più sicuro
dell‟investimento in titoli, ma la Curia non autorizzò. Nel 1942, quando la lira stava già
precipitando, ricorre al Cardinale esortandolo a intervenire per impiegare diversamente i
titoli giacenti in Curia; il Cardinale rispose che era compito del
capitolo
occuparsi di
queste cose e che lui pensasse per sé. A questo punto don Rocca chiese che almeno le
60.000 lire, investite in titoli, della Parrocchia di Esino gli fossero restituite per
impegnarle diversamente. Il Cardinale acconsentì e disse di rivolgersi a mons. Moraghi,
il quale sostenne che non si potevano svincolare in breve tempo. Un anno dopo, nel
1943, dopo l‟armistizio, don Rocca si reca nuovamente negli uffici amministrativi della
Curia, accompagnato dal fedele amico mons. Maini per chiedere indietro le 80.000 lire
di titoli del
legato
del coadiutore. Mons. Maderna, stizzito per questa ennesima richiesta,
butta le cartelle sul tavolo e dice a don Rocca:
vedarem cosa te fe.
Ciò che il monsignore
curiale non immaginava era proprio che quel Parroco di Esino sapeva bene cosa farci. In
effetti, don Rocca prese le cartelle andò immediatamente dal suo amico banchiere
Giò
Ponti
, gli vendette i titoli ormai deprezzati e realizzò 57.000 lire in contanti, con cui
comprò immediatamente della seta per l‟arazzeria e acquistò per 11.000 lire una
motocicletta dalla Gilera che stava svendendo tutto. Nascose seta e moto per evitare che
i tedeschi trovando tutto ciò se ne appropriassero come stavano facendo ovunque. Nel
maggio del „45, dopo la Liberazione, vendette la moto per 220.000 lire e la seta per più
di 400.000 lire, e trovandosi in Curia, al monsignore stizzito di due anni prima poté dire
che il legato di 80.000 era diventato di 800.000 lire. In effetti, il buon Parroco aveva
forzato un po‟ la cifra perché era solo poco più di 620.000, e comunque un valore
ragguardevole. Mons. Maderna chiese, allora, che quei soldi fossero riportati in Curia
ma stavolta don Rocca disobbedì e disse chiaramente di non fidarsi più, e che avrebbe
provveduto lui.
Tornato a Esino, si mise subito a
cavar sassi
per costruire una nuova casa a beneficio del
coadiutore. Lo presero per matto perché i prezzi dei materiali e della manodopera si