Page 20 - Conferenza su don Rocca

This is a SEO version of Conferenza su don Rocca. Click here to view full version

« Previous Page Table of Contents Next Page »
Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
20
Ebbe con tutti, anche coloro che erano emigrati in altri paesi, un continuo e intenso
rapporto epistolare, ricordando in suo scritto che questa sua azione era una delle più
importanti attività pastorali della sua Parrocchia, perché per costoro spesso abbandonati,
la parola del parroco della loro parrocchia d’origine è sempre la più efficace e talvolta
l’unico legame religioso
.
Merita una citazione particolare l‟opera immensa della
Via Crucis
, realizzata dallo
scultore Vedani ma resa possibile dall‟impegno e sostegno di don Rocca che ne curò, nei
minimi particolari, l‟iniziativa.
Michele Vedani, grande artista milanese della scuola del Butti, volle soddisfare il
desiderio della figlia Minuccia, morta in giovane età, che chiese al padre di realizzare in
bronzo le stazioni della via Crucis, in sostituzione degli antichi e preesistenti dipinti
delle vecchie cappelle, ormai stinti e irriconoscibili.
L‟opera che ne uscì, così come si può ammirare, è di rara bellezza e sicuramente
rappresenta la maggior attrazione artistica del paese.
Le mani dello scultore furono sicuramente guidate dall‟emozione per adempiere il
desiderio della figlia scomparsa, ma ben indirizzate da don Rocca che indicò all‟artista
di ispirarsi, per la realizzazione del
grande Atto
, nel libro della vita di N.S. Gesù Cristo
dell‟abate Costantino Fouard. Vedani lo lesse addirittura due volte, cogliendone
il senso
più composto del bello
.
Anche in quest‟occasione, don Rocca, intervenne con criterio. Non era sufficiente
soddisfare il lato estetico per gli appassionati d‟arte; il luogo e il desiderio del Parroco
vollero che fosse tenuto conto della dimensione trascendentale nell‟opera, per guidare il
turista credente a rivivere, con fede e nell‟arte, la Passione del Cristo.
Anche con l‟arte, don Rocca, volle esercitare il suo ministero sacerdotale verso i
parrocchiani e i villeggianti.
Vedani, accogliendo la richiesta del Parroco, diede il meglio di sé e riuscì a trasferire
nell‟espressività dei volti dei personaggi la dimensione meditativa, raccolta nel libro di
Fouard.
Don Rocca, come sua consuetudine, illustrò l‟opera e i suoi significati in una piccola ma
efficace pubblicazione.
Lo scultore offrì il suo lavoro gratuitamente ma, l‟impegno economico per le fusioni e la
realizzazione delle nuove cappelle fu notevole e reso possibile grazie a don Rocca che
seppe coinvolgere, con grande partecipazione, esinesi, villeggianti e un compaesano di
Esino Inferiore emigrato in California.
Durante la guerra, ci fu il serio rischio che i bronzi fossero requisiti, così come furono le
campane della chiesa, per essere ulteriormente fusi e utilizzati per scopi bellici. Sarebbe
stato un danno irreparabile. Don Rocca, con intelligenza, seppe districarsi anche in
quest‟occasione, si recò a Milano e convinse gli incaricati del sequestro che il materiale
utilizzato per le fusioni era di scarsissima qualità e quindi inutilizzabile per ogni altra
opera.