Page 19 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
19
discolparsi e venne chiesta anche la sua rimozione al Cardinal Schuster. Ma il Cardinale
tenne duro e difese don Rocca così come fecero sempre i prelati della Curia che
incoraggiarono il Parroco. Di lui parlavano i fatti e di questo dovette rendersene conto
anche il segretario provinciale del fascio che convocò don Rocca a casa sua,
probabilmente per una reprimenda, ma dove tutto finì in una conversazione amichevole.
Nel frattempo, don Rocca pensò anche alla
pastorale dei giovani
ed anche in tal caso
con sorprendente intuito. E‟ bene ricordare che a quell‟epoca non era semplice praticare
una pastorale giovanile. Le disposizioni religiose erano già un po‟ attempate, per quelli
che sarebbero poi stati i cambiamenti successivi: vigevano ancora le vecchie disposizioni
sui balli pubblici e don Rocca capiva che invece i giovani avevano bisogno di un
qualcosa di nuovo, più vicino alle loro esigenze. Non sottovalutò l‟insegnamento
religioso, la necessità di una crescita culturale per abituare i giovani a confrontarsi con la
nuova realtà che lo sviluppo turistico stava portando. L‟idea, anche questa volta geniale,
fu
la compagnia filodrammatica
. Molti chierichetti furono indirizzati da don Rocca
alla recitazione e al teatro; dapprima sotto il suo occhio vigile e poi, quando divennero
bravi, e
vennero fuori
effettivamente dei bravi attori, concesse loro la più ampia libertà,
al punto che non presenziava più nemmeno alle prove.
Il teatro era l‟unico divertimento nel tempo di guerra, soprattutto per i molti sfollati che
si rifugiarono a Esino per evitare i bombardamenti in città. L‟obiettivo del teatro non fu
solo il divertimento degli ospiti ma un fatto educativo e formativo per i giovani esinesi
che, con questa iniziativa impararono a vivere una socializzazione più intensa. Pensiamo
al valore,per la comunicazione, che è dato quest‟oggi alle scuole di recitazione teatrale.
Non mancò, inoltre, di costruire un luogo di raccolta per l‟insegnamento
della dottrina
e
offrì lo stesso locale, la sala di San Tarcisio, anche alla sezione del partito fascista per le
riunioni previste dei giovani balilla. A onor del vero,
la scuola della dottrina
non ebbe
un particolare successo e il decreto del Cardinal Schuster, a seguito della sua visita
pastorale del 1947, riportava: “
Il Parroco accusa larga diserzione alla dottrina
Parrocchiale; tentare un miglior orario
”. In effetti, neppure con i consigli del Cardinale,
la partecipazione alla dottrina progredì, e questo fu il più grande sconforto patito dal
Parroco.
Da ultimo non si deve dimenticare l‟importante
pastorale a favore degli emigranti
.
Don Rocca si assentò dal paese alcuni mesi nell‟estate del 1929 per recarsi in Argentina
a risolvere una questione ereditaria di uno zio che aveva lasciato numerose sostanze. La
questione ebbe aspetti legali complessi ma terminò con successo per gli eredi che don
Rocca rappresentava. Parte della sua quota di eredità venne spesa per costruire Villa
Rogo. La rimanente, assieme alla quota dello zio don Ambrogio, servì per la costruzione
della chiesa di S. Ambrogio di Monte di Rovagnate.
Don Rocca in Argentina ebbe modo di incontrare parecchi esinesi colà emigrati. Da loro
ebbe importanti missioni da compiere al suo ritorno a Esino. Alla sua partenza per
l‟Italia, ben quarantasei esinesi lo festeggiarono dando assicurazione
di un sempre
religioso ricordo del campanile di Esino.