Page 18 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
18
visita pastorale a Esino, rimase stupito da tali studi, al punto da scriverne nelle sue
annotazioni e menzionando, appunto,
il dotto
Parroco del paese
. Ne deriva, e si può
affermare, che don Rocca, anche nella sua veste di
fondatore del museo delle Grigne
,
ebbe la grande sensibilità di usare la storia locale e le interessanti vicende geologiche,
già raccontate dall‟abate Antonio Stoppani, come veicoli promozionali per un turismo
d‟elite che a quell‟epoca aveva forti caratterizzazioni culturali.
Torniamo alla
pastorale del lavoro
, questa volta rivolta alle
donne
e in particolar modo
alle ragazze. La preoccupazione del Parroco, che era poi la raccomandazione del
Cardinale, fu che le giovani signorine potessero rimanere in paese senza essere costrette
a trasferirsi in città, alla ricerca di un lavoro come donne di servizio. Questa
preoccupazione era grande nel Cardinale che vedeva in questa scelta forzata un serio
pericolo alla nascita di nuove famiglie. Don Rocca, anche per questo problema, concepì
la soluzione: provenendo, infatti, da un‟imprenditoria che occupava prevalentemente
donne, pensò di trovarla nel campo tessile, progettando e realizzando un nuovo modo di
filare e una nuova macchina. Brevettò, dunque, dapprima in Italia e poi in diversi paesi
europei, il
fuso Rocca
, e costruì la nuova
macchina rocca
per una filatura artigiana di
maggior valore. Pensò e organizzò un modello di franchising dando in uso alle giovani
ragazze le nuove macchine affinché potessero filare per conto terzi.
Nello stesso tempo
fondò la prima scuola di arazzeria in Italia
, sul modello degli
arazzieri francesi, ma con telai più semplici, naturalmente progettati e brevettati dallo
stesso Parroco. Ci volle del tempo, ma l‟iniziativa, finalmente, partì nel 1938 con i primi
studi e sperimentazioni. I primi lavori furono molto semplici, e servivano per far
acquisire la manualità necessaria all‟uso di quel tipo di telaio, e solo più avanti si pensò
di cominciare a riprodurre bozzetti di pittori famosi e ne nacque una produzione
d‟indubbio valore artistico. Fu un successo e le opere prodotte dalla scuola di Esino,
vennero esposte e premiate nelle diverse mostre dell‟epoca e in particolar modo nella
Triennale di Milano. Degli arazzi di Esino si parlò ovunque e don Rocca acquisì
notorietà anche per quest‟attività. Fece di tutto per diventare fornitore privilegiato della
Compagnia di Navigazione di Genova che aveva allora costruito i primi transatlantici
per le rotte Genova - New York. La scuola, molto apprezzata ovunque, ma con scarsi
risultati economici continuò fino al 1962 quando don Rocca fu costretto a chiudere, e la
sua idea imprenditoriale passò nelle mani di un signore di Asti, che tentava timidamente
di imparare quest‟arte e si affacciava nelle mostre dell‟epoca con alcuni prodotti, ancora,
di non grande valore. Oggi, quella piccola realtà, è diventata un‟arazzeria importante,
con opere di altissimo pregio e con un volume di affari certamente considerevole. Il
proprietario, che io conobbi anni or sono, mi parlò tanto e bene di don Rocca,
riconoscendo che fu il padre del nuovo arazzo italiano del 900.
Ma torniamo ancora agli anni trenta e ai rapporti con l‟autorità civile.
Come ho detto, don Rocca fu sul punto di abbandonare la Parrocchia, ma non lo fece per
gli impegni presi in quel periodo riguardanti la costruzione della casa dei missionari. In
effetti, fu più volte accusato di far opera contraria alle direttive del regime e del partito e
di non collaborare con l‟autorità locale, e per questo fu chiamato in questura a