Page 16 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
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in grado di poterla utilizzare con le dovute competenze,
fu invece affidata a contadini
inesperti che non furono in grado di realizzare la sperimentazione e l’iniziativa
purtroppo fallì.
Don Rocca, in quel periodo, si fece carico anche di altre iniziative minori che potessero
alleviare economicamente, come diceva lui,
il paesello montano, che viveva per i tre
quarti dei prodotti del suolo e solo per un quarto dell’industria del forestiero.
Fondò la Società Anonima Latteria Sociale e la Società Anonima Fornace di Calce,
entrambe di grande aiuto e molto apprezzate dalla gente di Esino.
Con ogni mezzo cercò di far fronte alla disoccupazione degli uomini del paese, cui diede
lavoro anche direttamente. In effetti, tutti gli inverni, il Parroco dava lavoro a ben oltre
quaranta persone, per le opere di bonifica dei fondi Parrocchiali, oltre tre ettari di
boscaglie trasformati in frutteti e prati, nelle sei nuove stalle che aveva costruito e nelle
tre cave di sassi che aveva aperto. Nella primavera del 1934 ben cinquantasei persone
lavoravano per la Parrocchia e tutte stipendiate da don Rocca.
Sempre con lo scopo di
“dar lavoro al paese”
(è una frase di don Rocca) costruì la casa
dei missionari a Rogo, dove spese oltre 150.000 lire di tasca propria su un totale
complessivo di 230.000 lire. E parte della differenza fu pagata dallo zio don Ambrogio.
In quest‟ultima iniziativa don Rocca fu anche il direttore dei lavori.
Come non vedere, dunque, tutte queste attività come una grande e innovativa
pastorale
del lavoro
? E per contrappasso, non posso non pensare e dire che, talvolta, le pastorali
del lavoro del giorno d‟oggi sono timide e poco coraggiose; sicuramente la Chiesa, oggi,
non ha le risorse economiche per far fronte a tali necessità, ma, di certo non sono solo le
risorse economiche che possono dare soluzioni, occorre soprattutto che ci sia attenzione,
disponibilità, cultura, idee. E don Rocca, evidentemente nel contesto dei suoi anni,
interpretava bene e concretamente questo paradigma sociale: le risorse economiche, pur
scarse, dovevano valorizzarsi per la forza collaterale delle idee, dei progetti, del
coraggio, di una visione alta della società e dell‟economia. E non fece solo questo, nella
sua pastorale del lavoro, perché, come dirò più avanti, si fece carico, con una
formidabile lungimiranza, della
pastorale del lavoro per le ragazze
. Ma la sua curazia
era a tutto tondo.
Vale la pena, allora, di citare subito anche la
pastorale del turismo.
Lo sviluppo turistico del paese, che don Rocca tanto favorì, portò molti a villeggiare a
Esino, e già a quell‟epoca la popolazione estiva superava i 5000 abitanti.
Il problema dell‟assistenza religiosa fu affrontato con criteri pastorali moderni.
Innanzitutto, don Rocca si preoccupò dell‟organizzazione dei servizi religiosi nel modo
migliore per dare a tutti la possibilità di parteciparvi.
Si preoccupò, dunque, di avere a Esino illustri e bravi sacerdoti che coadiuvarono il
Parroco nel lavoro estivo, che naturalmente si accresceva. In questo contesto va
ricordato il prof. Don Attilio Lazzati, detto anche il cappellano dei villeggianti, molti
illustri monsignori della Curia milanese, Mainardi, Oliati, Maini, Moraghi e tanti altri
autorevoli sacerdoti che seppero arricchire la pastorale per i villeggianti.