Page 13 - Conferenza su don Rocca

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Conferenza su don Rocca
Quaderni di storia Esinese
13
E‟ da osservare che la preoccupazione principale del Parroco era di trovar lavoro ai suoi
parrocchiani senza che fossero di nuovo costretti a emigrare nelle Americhe come
avevano già fatto i loro predecessori in diverse ondate nell‟Ottocento e nei primi anni del
Novecento. E forse questa sua preoccupazione si acuì molto quando nel 1929 visitò
alcuni nostri compaesani emigrati in Argentina.
Al progetto
Villaggio Giardino di Montagna
si applicò immediatamente trovando i
finanziamenti necessari e dandosi da fare per costituire un‟apposita società denominata
società anonima edilizia esinese
, di cui il padre ne era il presidente e l‟architetto
Luzzani, il progettista.
Il progetto, oltre ad assecondare i requisiti tecnico-funzionali delle villette dell‟epoca,
prevedeva un‟accurata cura dell‟estetica complessiva e della singola villa, al fine di non
deturpare la bellezza del cono della chiesa. Per assicurarsi di tutto ciò, don Rocca, che
era anche un esteta, chiese collaborazione e sopralluogo ad alcuni importanti artisti e
pittori che erano soliti frequentare Esino e riprendere il cono e il viale della chiesa nelle
loro opere.
Dopo un primo, forse provvisorio, parere positivo espresso dall‟Amministrazione
Comunale, la stessa Amministrazione chiese l‟intervento della Sovrintendenza di
Milano, con l‟obiettivo di ostacolare la concessione e la realizzazione dell‟opera. Così
fu, la Sovraintendenza espresse un parere negativo e determinò l‟abbattimento di una
prima costruzione che nel frattempo era stata realizzata.
La questione fu molto controversa e condizionata dai non buoni rapporti intercorrenti tra
il Parroco e il Podestà. Don Rocca, in diversi documenti, sostiene che fu l‟intervento
dello stesso Podestà, presso la Sovrintendenza, a bloccare l‟iniziativa. Quali fossero i
motivi per cui il Podestà era contrario si possono facilmente comprendere dalle diverse
note lasciate dal Parroco. Don Rocca, contestò pesantemente la decisione negativa del
Sovrintendente Commendator Modigliani
, espressa in modo anche sbrigativo senza
molti approfondimenti tecnici. Costui, tra l‟altro, sembrava non avesse un buon rapporto
con la Curia di Milano, e don Rocca, quando ricevette da Modigliani il parere negativo
al progetto presentato, scrisse una terribile lettera di risposta, sostenendo che il contenuto
della stessa non era solamente espressione del suo pensiero ma anche quello dei suoi
superiori intendendo con questi direttamente il Cardinale. Respingendo, con sdegno, la
decisione presa dalla Sovrintendenza, don Rocca afferma in una lettera forte e risoluta
che tale decisione d‟infabbricabilità doveva essere considerata:
illegale perché la legge e
le risposte dei vari ministeri assicuravano la fabbricabilità dei fondi, antinazionale
perché per un gusto paesistico di alcuni si sacrificano interessi per oltre due milioni di
lire, antiestetica perché il punto paesistico è panoramico e, la vista della chiesa dal
viale dal lato destro, quella ripresa dai tanti pittori, sarebbe rispettata mentre mai
nessuno ha ripreso la chiesa dal lato sinistro del viale che sarebbe invece abbellito dalle
costruzioni delle nuove villette, antituristica perché la località a sinistra del viale é la
posizione migliore per l’edificazione anche per la stagione
invernale, antiparrocchiale
perché obbliga la parrocchia a fossilizzarsi mentre deve essere un ente dinamico in
perpetuo sviluppo, anticlericale perché vuole ridurre i sacerdoti di Esino a essere degli